giovedì 2 febbraio 2012

Next Theft: Ep.2 - Anita Ford

Ep.2 - Anita Ford

La branda cigolava emettendo un rumore solitario nella stanza,come detto,ancora completamente da arredare. Allan,non avendo tende, si trovò i raggi di sole in faccia e dopo un lento ragionamento capì che era in ritardo per il lavoro. Di quasi tre ore. Il Murray’s Garage apriva alle otto e mezza e chiudeva il primo turno alle tredici. Per vestirsi ed arrivare a SoHo in macchina Price ci avrebbe impiegato quasi mezz’ora. Nel traffico più pazzo del mondo e a stomaco vuoto.

Chiamò Leonard: “Ehi Nobel…senti… questa mattina non riesco a venire a lavoro…avrei dovuto avvisarti prima ma quelli dei mobili non…” – il capo lo interruppe subito – “..si, ascolta, non me ne frega un cazzo dei tuoi problemi,assentati un’altra volta e puoi assentarti per sempre…ora scusa,ho dei clienti…”. Leonard White era così. Meglio non farlo incazzare,sembrava buono ma aspettava il momento giusto per farti pagare ogni torto. A freddo. Il suo soprannome,"Nobel",gli era stato dato dai dipendenti ai quali ripeteva sempre,per qualsiasi cosa (anche avesse impiegato due giorni ad avvitare una lampadina),che si meritava quel premio.

Wow! La giornata non era proprio iniziata al meglio ma Allan riusciva a fregarsene e andò a fare una colazione veloce a pochi isolati da casa. Mentre sorseggiava un beverone al mirtillo decise di chiamare colei che la sera prima non si era presentata all'appuntamento. Anita Ford.

Aveva 25 anni ed era fresca di laurea in economia alla Columbia. Lavorava in un ufficio di consulenti forex,impiego trovato grazie al padre che per anni aveva frequentato l’ambiente. Ma non era il suo unico impiego perché ogni giorno,alle quindici esatte, Anita si apprestava ad aprire il suo negozio di abbigliamento su Canal Street. Accese le luci delle sei vetrine doveva solo aspettare che le sue ricche clienti, o le loro figlie, andassero a fare shopping. Gli incassi erano buoni e Anita, “Any” per le amiche, non poteva passarsela meglio.

Adesso penserete,perché mai una ragazza così dovrebbe dare un appuntamento ad uno scappato di casa come Price,meccanico da quattro soldi perennemente sporco di grasso e neanche troppo attraente?

No,non era stato un colpo di fulmine. Almeno così sembra.  La fortuna volle che i due si incontrassero nella pausa pranzo, quando Allan era pulito e in ordine come un neonato appena uscito dal bagno.

Erano entrambi soli quel giorno e alla pizzeria Familia’s non funzionava il circuito per l’accettazione di carte di credito. Rosco,il proprietario,non si offrì di lasciare andare via Anita (infondo aveva speso meno di otto dollari) che non portava mai contanti con se. Allan era in coda proprio dietro la ragazza e,un po’ per la fretta e un po’ per galanteria,si offrì di pagare anche il pranzo della Ford. Lei,imbarazzata, si offrì di ricambiare il favore magari bevendo qualcosa assieme. Price declinò gentilmente l’offerta e gli disse di non preoccuparsi ma Anita insistette. Fu così che si diedero appuntamento qualche sera dopo,su suggerimento di Allan, proprio da Tony Provenza.

Il telefono di Anita squillava e Price dopo qualche tentativo anche di troppo,finì per lasciare stare.

Piuttosto,il mal di schiena che sentiva da quando si era alzato,gli ricordò che aveva sempre un appartamento da arredare. Quella branda cigolante recuperata da un rigattiere non poteva esser degna di chiamarsi letto tanto quanto 60 metri quadrati di moquette,vetri e muri bianchi non potevano essere chiamati “dolce casa”.

Appena dopo aver chiuso il contratto d’affitto,l’agente immobiliare diede ad Allan dei cataloghi d’arredamento. Sulla copertina di uno,capeggiava la scritta artistica, “Mobilificio Gonzales”.
Dato il suo solito disordine,Price, aveva lasciato tutto in officina,nell' armadietto. Visto che  non conosceva altri negozi di mobili e non aveva voglia di cercarseli, decise di andare a prendere i cataloghi al Murray’s per scovare l'indirizzo di quello che, nella sua testa, era l'unico negozio di mobilia in città. Lo showroom di Gonzales sarebbe stato quindi la meta successiva. Nel tragitto si fermò da un ferramenta per acquistare un metro; dando un'occhiata trovò inoltre delle bruttissime tende viola, abbastanza grandi da adattarsi alle finestrone del loft ed abbastanza spesse da evitare l'infiltrazione di quei fottuti raggi solari che lo svegliavano all'alba.

Price non era un tipo molto mattutino e fino all’ora di pranzo parlava poco. Con chiunque. Tuttavia odiava perdere la giornata in un letto o gironzolare a vuoto. Così investiva sempre il suo tempo nel fare qualcosa,anche solo pensare. A patto che il suo lavoro celebrale servisse a creare nuove idee di guadagno. Magari facile.

Solo quando avrebbe avuto abbastanza soldi,solo lui sapeva quanti,si sarebbe permesso di non considerare l'importanza del tempo affogando le giornate tra il divertimento e lo shopping,come le ricche signore che frequentavano il negozio di Anita.

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