Ep.2 - Anita Ford
La
branda cigolava emettendo un rumore solitario nella stanza,come
detto,ancora completamente da arredare. Allan,non avendo tende, si trovò
i raggi di sole in faccia e dopo un lento ragionamento capì che era in
ritardo per il lavoro. Di quasi tre ore. Il Murray’s Garage apriva alle
otto e mezza e chiudeva il primo turno alle tredici. Per vestirsi ed
arrivare a SoHo in macchina Price ci avrebbe impiegato quasi mezz’ora. Nel traffico più pazzo del mondo e a stomaco vuoto.
Chiamò
Leonard: “Ehi Nobel…senti… questa mattina non riesco a venire a
lavoro…avrei dovuto avvisarti prima ma quelli dei mobili non…” – il capo
lo interruppe subito – “..si, ascolta, non me ne frega un cazzo dei
tuoi problemi,assentati un’altra volta e puoi assentarti per sempre…ora
scusa,ho dei clienti…”. Leonard White era così. Meglio non farlo
incazzare,sembrava buono ma aspettava il momento giusto per farti pagare
ogni torto. A freddo. Il suo soprannome,"Nobel",gli era stato dato dai
dipendenti ai quali ripeteva sempre,per qualsiasi cosa (anche avesse impiegato due giorni ad avvitare una lampadina),che si meritava quel premio.
Wow!
La giornata non era proprio iniziata al meglio ma Allan riusciva a
fregarsene e andò a fare una colazione veloce a pochi isolati da casa.
Mentre sorseggiava un beverone al mirtillo decise di chiamare colei che
la sera prima non si era presentata all'appuntamento. Anita Ford.
Aveva
25 anni ed era fresca di laurea in economia alla Columbia. Lavorava in
un ufficio di consulenti forex,impiego trovato grazie al padre che per
anni aveva frequentato l’ambiente. Ma non era il suo unico impiego
perché ogni giorno,alle quindici esatte, Anita si apprestava ad aprire
il suo negozio di abbigliamento su Canal Street. Accese le luci delle
sei vetrine doveva solo aspettare che le sue ricche clienti, o le loro
figlie, andassero a fare shopping. Gli incassi erano buoni e Anita, “Any” per
le amiche, non poteva passarsela meglio.
Adesso
penserete,perché mai una ragazza così dovrebbe dare un appuntamento ad
uno scappato di casa come Price,meccanico da quattro soldi perennemente
sporco di grasso e neanche troppo attraente?
No,non
era stato un colpo di fulmine. Almeno così sembra. La fortuna volle
che i due si incontrassero nella pausa pranzo, quando Allan era pulito e
in ordine come un neonato appena uscito dal bagno.
Erano
entrambi soli quel giorno e alla pizzeria Familia’s non funzionava il
circuito per l’accettazione di carte di credito. Rosco,il
proprietario,non si offrì di lasciare andare via Anita (infondo aveva
speso meno di otto dollari) che non portava mai contanti con se. Allan
era in coda proprio dietro la ragazza e,un po’ per la fretta e un po’
per galanteria,si offrì di pagare anche il pranzo della Ford.
Lei,imbarazzata, si offrì di ricambiare il favore magari bevendo
qualcosa assieme. Price declinò gentilmente l’offerta e gli disse di non
preoccuparsi ma Anita insistette. Fu così che si diedero appuntamento
qualche sera dopo,su suggerimento di Allan, proprio da Tony Provenza.
Il telefono di Anita squillava e Price dopo qualche tentativo anche di troppo,finì per lasciare stare.
Piuttosto,il
mal di schiena che sentiva da quando si era alzato,gli ricordò che
aveva sempre un appartamento da arredare. Quella branda cigolante
recuperata da un rigattiere non poteva esser degna di chiamarsi letto
tanto quanto 60 metri quadrati di moquette,vetri e muri bianchi non potevano essere chiamati “dolce casa”.
Appena
dopo aver chiuso il contratto d’affitto,l’agente immobiliare diede ad
Allan dei cataloghi d’arredamento. Sulla copertina di uno,capeggiava la scritta
artistica, “Mobilificio Gonzales”.
Dato il suo solito disordine,Price, aveva lasciato tutto in officina,nell'
armadietto. Visto che non conosceva altri negozi di mobili e non aveva
voglia di cercarseli, decise di andare a prendere i cataloghi al
Murray’s per scovare l'indirizzo di quello che, nella sua testa, era l'unico negozio di mobilia in città. Lo showroom di Gonzales
sarebbe stato quindi la meta successiva. Nel tragitto si fermò da un
ferramenta per acquistare un metro; dando un'occhiata trovò inoltre delle bruttissime tende viola, abbastanza
grandi da adattarsi alle finestrone del loft ed abbastanza spesse da evitare l'infiltrazione di quei fottuti raggi solari che lo svegliavano all'alba.
Price
non era un tipo molto mattutino e fino all’ora di pranzo parlava poco.
Con chiunque. Tuttavia odiava perdere la giornata in un letto o
gironzolare a vuoto. Così investiva sempre il suo tempo nel fare
qualcosa,anche solo pensare. A patto che il suo lavoro celebrale servisse a creare nuove idee di guadagno. Magari facile.
Solo quando
avrebbe avuto abbastanza soldi,solo lui sapeva quanti,si sarebbe
permesso di non considerare l'importanza del tempo affogando le giornate
tra il divertimento e lo shopping,come le ricche signore che
frequentavano il negozio di Anita.
-

Next Theft by Alessio Mazza is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at cappuccinoconale.blogspot.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://alessiomazza.com.
-
Next Theft by Alessio Mazza is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at cappuccinoconale.blogspot.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://alessiomazza.com.
Nessun commento:
Posta un commento