giovedì 2 febbraio 2012

Next Theft: Ep.1 - Intro / Antonio Provenza

Intro - Premere il tasto restart

Era li,alla finestra del suo nuovo appartamento newyorkese ancora completamente vuoto. In mano aveva solo una birra, comprata per festeggiare la chiusura del contratto d’affitto. Erano le 19 di un gelido 24 Novembre,la vista sullo skyline cittadino non si poteva definire mozzafiato da lassù,ma Allan Price aveva dipinto in volto il sorrisetto tipico di chi sa che c’è l’ha fatta. Lasciare l’Ontario e la fottuta cittadina di Pembroke. Diciannove anni di vita stretta nella sua casa su Cotnam Island sognando ben altra isola, la più famosa del mondo: Long Island. Tutto fu fatto di fretta. Dopo l’ultimo anno di high school, concluso senza successo, Price si cercò subito un lavoro. A dire il vero ne cambiò molti a causa del suo carattere difficile. In due anni mise da parte abbastanza soldi per acquistare una vecchia Impala del sessantotto e partire alla volta della Grande Mela assieme ai sogni di felicità eterna.
Ma questo era il passato,l’unico ricordo che Allan voleva portarsi dietro della sua ex patria erano i parenti e le amicizie coltivate in tutti quegli anni di adolescenza. Ne aveva passate delle belle,ma non così tanto da convincerlo a restare in una terra sconosciuta per tutta la vita.
Non conosceva molte persone in città,ma era subito riuscito a trovare un lavoro da meccanico presso un garage di SoHo. Questo impiego,più che altro mattutino,gli garantiva una rendita minima di novecentoventisette dollari e,cosa più importante, il permesso di vivere negli Stati Uniti regolarmente.

Ep.1 Antonio “Tony” Provenza

Quella sera Allan,dopo una buona mezz’ora passata a contemplare il cielo dai vetri che costituivano le mura di casa, decise di andare a vedere la partita di hockey degli Islanders in un bar di Little Italy, il bar del suo ex-barbiere, trasferitosi anch’esso dal Canada per cambiare aria. Antonio Provenza, italo-americano doc, originario della Sicilia. Era abbastanza alto ma i chili di sovrappeso avevano oramai fatto di lui un vecchio grassone; erano molti gli ubriaconi della zona che bevevano e scappavano via senza pagare. Tony li seguiva con la mazza che teneva sempre sotto il bancone ma dopo neanche mezzo isolato si fermava,e tra un boccone di ossigeno e l’altro faceva il malocchio ai suoi “malfattori”. Che ci doveva fare cazzo?! Aveva oramai sessantatre anni e gestiva il bar tutto da solo,i soldi gli servivano per pagare le cure della moglie malata di chissà cosa e costretta ad una vita sulla carrozzina. Non era raro vedere Provenza stringere l’enorme crocifisso d’oro che portava incatenato al collo e pregare perché la sua vita cambiasse radicalmente,magari, con una vincita alla lotteria. Non ce la faceva più a fare tutto da solo e i suoi figli,due gemelli ventiquattrenni, facevano la bella vita in un college californiano campando con i risparmi del loro vecchio. Tony lo ripeteva in continuazione: "Quei due fetusi non c’hanno rispetto di chi li ha messi al mondo.. pensano solo ai cazzi loro…ma un giorno questa storia finirà.."; Sempre le stesse parole,rigirate più o meno in mille modi.
Quella sera gli Islanders vinsero e Antonio,grazie alla felicità dei tifosi e al bisogno di bere di chi magari aveva perso una scommessa,fece qualche incasso extra - Tra applausi e sorrisi, oramai presi nelle grinfie dell’alcool, tutti ne approfittarono per ingrassare la cassa del bar,sapendo bene che i loro verdoni, il povero Tony, li avrebbe spesi per i figli che diceva di odiare e per la moglie che sicuramente amava. Era mezzanotte e Provenza si diresse verso il retrobottega,cosa che a quell’ora ,chissà perché, faceva sempre.

Price era li,seduto al suo tavolino,le patatine oramai fredde e il fumo della sigaretta che lo avvolgeva dandogli un’aria misteriosa. Dentro di se era furioso,quella sera non era li solo per vedere gli Islanders,anzi quella sera proprio non gli interessava sentire le sirene della vittoria.
Aspettava. Aspettava una ragazza che gli aveva dato appuntamento ma non si era presentata, ne tantomeno fatta viva per avvisare. Allan diede l’ultimo sguardo al palmare per controllare l’ora e decise,vista anche la stanchezza,che era il momento di tornare verso il suo appartamento. La linea della metro che doveva prendere avrebbe chiuso i cancelli di li a poco,e neanche volendo c’era il tempo per aspettare ancora. Si mise a piovere. Price strappò via dal distributore, senza troppa delicatezza ,un quotidiano da utilizzare come copertura. Correndo si diresse poi verso la stazione più vicina.
Dentro di lui convivevano una parziale euforia, poichè sapeva di trovarsi all'alba di una nuova vita, e un' incazzatura momentanea nata dal fatto di aver aspettato inutilmente quella stronza. Di secondo nome, lunatico.
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