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Era
li,alla finestra del suo nuovo appartamento newyorkese ancora
completamente vuoto. In mano aveva solo una birra, comprata per
festeggiare la chiusura del contratto d’affitto. Erano le 19 di un
gelido 24 Novembre,la vista sullo skyline cittadino non si poteva
definire mozzafiato da lassù,ma Allan Price aveva dipinto in volto il
sorrisetto tipico di chi sa che c’è l’ha fatta. Lasciare l’Ontario e la
fottuta cittadina di Pembroke. Diciannove anni di vita stretta nella sua
casa su Cotnam Island sognando ben altra isola, la più famosa del
mondo: Long Island. Tutto fu fatto di fretta. Dopo l’ultimo anno di high
school, concluso senza successo, Price si cercò subito un lavoro. A
dire il vero ne cambiò molti a causa del suo carattere difficile. In due
anni mise da parte abbastanza soldi per acquistare una vecchia Impala
del sessantotto e partire alla volta della Grande Mela assieme ai sogni
di felicità eterna.
Ma
questo era il passato,l’unico ricordo che Allan voleva portarsi dietro
della sua ex patria erano i parenti e le amicizie coltivate in tutti
quegli anni di adolescenza. Ne aveva passate delle belle,ma non così
tanto da convincerlo a restare in una terra sconosciuta per tutta la
vita.
Non
conosceva molte persone in città,ma era subito riuscito a trovare un
lavoro da meccanico presso un garage di SoHo. Questo impiego,più che
altro mattutino,gli garantiva una rendita minima di novecentoventisette
dollari e,cosa più importante, il permesso di vivere negli Stati Uniti
regolarmente.
Ep.1 Antonio “Tony” Provenza
Quella
sera Allan,dopo una buona mezz’ora passata a contemplare il cielo dai
vetri che costituivano le mura di casa, decise di andare a vedere la
partita di hockey degli Islanders in un bar di Little Italy, il bar del
suo ex-barbiere, trasferitosi anch’esso dal Canada per cambiare aria.
Antonio Provenza, italo-americano doc, originario della Sicilia. Era
abbastanza alto ma i chili di sovrappeso avevano oramai fatto di lui un
vecchio grassone; erano molti gli ubriaconi della zona che bevevano e
scappavano via senza pagare. Tony li seguiva con la mazza che teneva
sempre sotto il bancone ma dopo neanche mezzo isolato si fermava,e tra
un boccone di ossigeno e l’altro faceva il malocchio ai suoi
“malfattori”. Che ci doveva fare cazzo?! Aveva oramai sessantatre anni e
gestiva il bar tutto da solo,i soldi gli servivano per pagare le cure
della moglie malata di chissà cosa e costretta ad una vita sulla
carrozzina. Non era raro vedere Provenza stringere l’enorme crocifisso
d’oro che portava incatenato al collo e pregare perché la sua vita
cambiasse radicalmente,magari, con una vincita alla lotteria. Non ce la
faceva più a fare tutto da solo e i suoi figli,due gemelli
ventiquattrenni, facevano la bella vita in un college californiano
campando con i risparmi del loro vecchio. Tony lo ripeteva in
continuazione: "Quei due fetusi non c’hanno rispetto di chi li ha messi
al mondo.. pensano solo ai cazzi loro…ma un giorno questa storia
finirà.."; Sempre le stesse parole,rigirate più o meno in mille modi.
Quella
sera gli Islanders vinsero e Antonio,grazie alla felicità dei tifosi e
al bisogno di bere di chi magari aveva perso una scommessa,fece qualche
incasso extra - Tra applausi e sorrisi, oramai presi nelle grinfie
dell’alcool, tutti ne approfittarono per ingrassare la cassa del
bar,sapendo bene che i loro verdoni, il povero Tony, li avrebbe spesi
per i figli che diceva di odiare e per la moglie che sicuramente amava.
Era mezzanotte e Provenza si diresse verso il retrobottega,cosa che a
quell’ora ,chissà perché, faceva sempre.
Price
era li,seduto al suo tavolino,le patatine oramai fredde e il fumo della
sigaretta che lo avvolgeva dandogli un’aria misteriosa. Dentro di se
era furioso,quella sera non era li solo per vedere gli Islanders,anzi
quella sera proprio non gli interessava sentire le sirene della
vittoria.
Aspettava.
Aspettava una ragazza che gli aveva dato appuntamento ma non si era
presentata, ne tantomeno fatta viva per avvisare. Allan diede l’ultimo
sguardo al palmare per controllare l’ora e decise,vista anche la
stanchezza,che era il momento di tornare verso il suo appartamento. La
linea della metro che doveva prendere avrebbe chiuso i cancelli di li a
poco,e neanche volendo c’era il tempo per aspettare ancora. Si mise a
piovere. Price strappò via dal distributore, senza troppa delicatezza
,un quotidiano da utilizzare come copertura. Correndo si diresse
poi verso la stazione più vicina.
Dentro
di lui convivevano una parziale euforia, poichè sapeva di trovarsi
all'alba di una nuova vita, e un' incazzatura momentanea nata dal fatto
di aver aspettato inutilmente quella stronza. Di secondo nome, lunatico.-
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